Pasta d’uomo

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Come tutti sanno, l’indomabile ingegner Nicola Vaccarezza è uno dei più rinomati chef dell’orbe terracqueo, sebbene non molti abbiano avuto la fortuna di gustare le sue prelibate squisitezze.

Tuttavia dalla pubblicazione del suo indimenticabile Cucinare con garbo e bestiacce la cucina vaccarezziana si è imposta in ogni angolo del pianeta per la sua raffinata ricerca di ingredienti e sapori, e oggi un ristorante non può dirsi chic se non presenta almeno qualche piatto nel suo menù di invenzione equina.

Così, per gentile concessione delle Edizioni Cavalcare e a quattro anni di distanza dalla ricetta della pasta al dente, pubblichiamo una ricetta dello stesso Nicola Vaccarezza, originariamente pubblicata alcuni anni orsono su Strutto e Salsicce:

Pasta d’uomo

Catturate un maschio di età compresa tra i venti e i settanta anni, possibilmente disoccupato e in buone condizioni di salute.

Legatene saldamente un braccio all’anta di un pensile della cucina e un piede alla porta d’ingresso.

Dileggiatelo con frasi di scherno per favorire la produzione di bile, che provvederete successivamente a estrarre utilizzando un succhiello e una cantabruna.

Raccogliete un ingente quantitativo di bile in un recipiente sferico e mettete a riscaldare a bagnomaria.

Servendovi poi di una macina per frumento impastate l’individuo con farina di farro e orzo, aggiungete lievito di birra o birra e lasciate poi riposare il tutto. Non curatevi degli improperi lanciati dal prigioniero.

Dopo alcune ore di relax utilizzate un nodoso mattarello per stendere la pasta e tagliate in forma di fusilli o di linguine, secondo l’occorrenza.

Non dimenticate di salare la pasta e le sgè son fè.

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